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Peitone
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mwawPeucesta o Pitone (greco: Πείθων o Πίθων, Peithon o Pithon; 355 a.C. circa – 316 a.C.) fu uno degli somatophylakes di Alessandro Magno, poi uno dei Diadochi suoi successori col titolo di satrapo della Media.

Figlio di Crateuas di Eordaia (una provincia occidentale della Macedonia), Peitone divenne uno dei sette (poi otto) mwbgsomatophylaken di Alessandro nel mwbw325 a.C., ma non ottenne mai un comando importante, forse in quanto Alessandro non si fidava della sua ambizione.cite-ref-1[1] Intorno al mwda328 a.C. fu catturato assieme alle proprie truppe da Spitamene, che comandava la rivolta delle satrapie della mwdqSogdiana e della mwdgBattria; nel mwdw327 a.C. circa ottenne un comando militare nel basso mweaIndo, la satrapia di Oxyarte, mentre nel mweg326 a.C. fu nominato trierarca della flotta dell'India. Nel 325 a.C. Alessandro gli affidò l'organizzazione a satrapia della regione del mwewSindh, che stava per ribellarsi all'occupazione macedone. Peitone era tra i "compagni" (mwfaeteri) di Alessandro presenti alla cena durante la quale morì il sovrano macedone, nel giugno 323.cite-ref-2[2]

Alla mwggspartizione di Babilonia, in cui i mwgwDiadochi si dividono l'impero di Alessandro dopo la sua morte, Peitone ottiene la satrapia della Media: si trattava di una satrapia molto vasta e molto importante, in quanto da qui passavano le strade che congiungevano l'oriente e l'occidente dell'impero; Peitone fu allora costretto a cedere ad mwhaAtropate la zona settentrionale della satrapia, che divenne da allora nota come mwhqMedia Atropatene. Per volere di mwhgPerdicca, mwhwchiliarca dell'impero, Peitone dovette sopprimere l'insurrezione dei coloni greci (o meno probabilmente macedoni) in mwiaBattria scoppiata dopo la morte di Alessandro. Per questa operazione ricevette il comando di 3800 soldati macedoni che erano stati estratti a sorte, in quanto poco propensi a tornare nel cuore dell'Asia, poi rinforzati da truppe delle satrapie orientali. Sconfisse grazie ad un tradimento l'esercito dei ribelli, stimato a 20.000 fanti e 3000 cavalieri, ma, invece di sterminare i rivoltosi come ordinato da Perdicca, permise loro di tornare alle proprie colonie, per ottenere il consenso degli abitanti greco-macedoni in previsione di una futura presa di potere nella zona; ad ogni modo, i soldati di Peitone non rispettarono i termini della pace e, non volendo rinunciare al bottino promesso loro da Perdicca, sterminarono i coloni.cite-ref-3[3]

Nel mwjg322 a.C. prese probabilmente parte, assieme a Perdicca, alla conquista della mwjwCappadocia in favore di mwkaEumene di Cardia; sicuramente accompagnò Perdicca nella sua spedizione in mwkqEgitto contro mwkgTolomeo nel mwkw321 a.C., in quanto, assieme ai generali mwlaSeleuco e mwlqAntigono, organizzò la congiura che portò all'assassinio di Perdicca. A seguito di questo evento, Peitone avrebbe dovuto fare da reggente ai due sovrani (mwlgFilippo III, fratellastro minorato di Alessandro, e mwlwAlessandro IV, suo figlio infante), ma i Diadochi non si fidavano di Peitone e l'incarico fu mantenuto da Tolomeo fino all'arrivo di mwmaAntipatro.

Alla mwmgspartizione di Triparadiso, concordata dai Diadochi nel 321 a.C. dopo la morte di Perdicca, Peitone si vide confermata la satrapia di Media. Cercò di conquistare la Pertia per affidarla al fratello Eudamo, ma fu sconfitto da una coalizione di satrapie (mwnaMesopotamia, mwnqPersia, mwngCarmania, mwnwArachosia, mwoaAria-mwoqDrangiana e mwogGandhara) sostenuta da mwowPeucesta. Peitone dovette fuggire a mwpaBabilonia da Seleuco e aiutarlo nella sua lotta contro Eumene (mwpq317 a.C.). Eumene era stato incaricato di sconfiggere mwpgAntigono Monoftalmo: propose senza successo un'alleanza a Seleuco e Peitone, ma i due preferirono allearsi con Antigono. Peitone combatté a fianco di Antigono nelle battaglie di Paraitacene e mwqadella Gabiene, comandandone la cavalleria leggera. Dopo la morte di Eumene (mwqq316 a.C.), Peitone manifestò l'ambizione di controllare le satrapie dell'Asia superiore e di unire alla propria causa una parte delle truppe di Antigono: questi finse di non essere a conoscenza del tradimento e invitò Peitone nei suoi quartieri d'inverno ad mwqgEcbatana, dove lo fece giustiziare all'inizio del mwqw316 a.C.cite-ref-4[4]

Contents

Note

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Note

cite-note-11. mwtgClaudio Eliano, mwtwStorie, xii.16.
cite-note-22. mwuwPseudo-Callistene, mwvaRomanzo di Alessandro, iii.30.1-33.25.
cite-note-33. mwwaDiodoro Siculo, mwwqBiblioteca storica, xviii.7.
cite-note-44. Diodoro Siculo, xix.46.1-4.

Bibliografia

• Lendering, Jona, mwya"Peithon" mwyqArchiviato il 23 aprile 2014 in Internet Archive., mwywLivius.org

Collegamenti esterni

• citerefsapere-itPitóne (generale macedone), su sapere.it, De Agostini.